Natale è anche: la nascita di una madre




 Certo mi rendo conto che il nuovo nato ha oscurato, ed è proprio il caso di dirlo vista la sua “luminosità”, il resto della famiglia, ma una volta tanto vogliamo festeggiare un fatto che passa sempre in secondo piano?
La nascita di un bambino è sempre la nascita di una madre. E che madre è nata oggi, a occhio e croce 2012 (o forse 2018) anni fa!






Come è da aspettarsi da una cultura occidentale di stampo patriarcale, il racconto del parto di Maria non è stato tramandato. Nell’evoluzione della dottrina cattolica la figura di Maria ha assunto una ambivalenza che tuttora permane e fa molto discutere in sede teologica.

Da una parte, la parte del popolo, il culto mariano si è diffuso ampiamente e la chiesa delle origini ha lasciato fare, nell’ottica (furbissima) romana dell’imporre il cristianesimo come religione per unire e non per dividere i popoli.
In quest’ottica i santi e la Madonna hanno incorporato gli dei pagani (tra cui c’è SEMPRE una Grande Madre, della fertilità, della terra), permettendo una continuità con la spiritualità precedente.

Dall’altra parte, in sede teologica (e quindi di uomini, sessuofobici e misogini) Maria ha assunto sempre più la veste incorporea di Vergine: il dogma della verginità perfetta di Maria è stato stabilito dal secondo concilio di Costantinopoli nel 553(non mi è scappato, l'ho fatto apposta, l'ho urlato!).

Questo dogma implica anche la nascita virginale di Gesù.
Cioè?
Non è dato sapere.
Probabilmente l’immagine indecorosa di una donna che urla, soffre, perde liquidi corporei e sangue non si addiceva perfettamente alla Madre di Dio.
Quindi Gesù è entrato e uscito di lì (o forse no?) senza colpo ferire.

“Ma trovò là una grotta e ve la condusse dentro, lasciando presso di lei i suoi figli,
ed egli uscì a cercare una levatrice ebrea nel paese di Betlemme.
E io Giuseppe stavo camminando, ed ecco non camminavo più. Guardai per aria
e vidi che l’aria stava come attonita, guardai la volta del cielo e la vidi
immobile e gli uccelli del cielo erano fermi.[…] e insomma tutte le cose in
un momento furono distratte dal loro corso.
[Giuseppe trova la levatrice
e la porta alla grotta] Si fermarono nel luogo dov’era la grotta,
ed ecco una nuvola luminosa adombrava la grotta.[…] E subito la nuvola
si dissipò dalla grotta e apparve una grande luce nella grotta,
tanto che i nostri occhi non la potevano sopportare. Ma a poco a poco
quella luce si attenuò, finché non apparve il bambino e andò a prendere la
poppa da sua madre Maria.”
Dal protovangelo di Giacomo, 140-170 d.C. circa (Vangeli Apocrifi)


“Avendo Maria permesso di essere toccata, la levatrice esclamò a gran voce:
- O Signore, o grande Signore misericordia! Non si è mai sentito
né potuto immaginare che le mammelle siano piene di latte e sia nato
un maschio, lasciando vergine sua madre! Nessuna perdita di sangue
si è avuta sul neonato, nessun dolore nella puerpera. Vergine ha concepito,
vergine ha partorito, vergine è rimasta.”
Dal vangelo dello Pseudo-Matteo, VIII-IX sec. (Vangeli Apocrifi)


Ma a me piace pensare a questa donna, perché era una donna e come tale condannata proprio dallo stesso principale a “partorire con gran dolore”, che tanto ha sofferto per questo suo destino e per il destino del figlio, unita a noi altre donne proprio da questo momento terribile e meraviglioso.





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