La timidezza degli elefanti.



Mi chiamo Livia, ho 13 anni, sono in terza media.
A scuola vado bene, le mie insegnanti si lamentano sempre un po' di me perché dicono che sono polemica. Ma io faccio solo domande, voglio capire. Ho la timidezza degli elefanti. Sono cicciottella e ho la battuta pronta. Vorrei passare inosservata, ma sono goffa e non so stare zitta. Quindi mi si nota sempre e io finisco sempre per vergognarmi, mi sento sempre un po' sbagliata.

La mia passione è la pallavolo. Gioco in una delle squadre migliori della mia piccola città. La seconda migliore. Dire "gioco" non è esatto. Faccio numero, forse. Sono la riserva della riserva dell'alzatrice. Sono bassa e rotondetta, faccio l'alzatrice per esclusione.
Se avessi potuto scegliere, cosa avrei voluto fare?
L'alzatrice.
Sarebbe stato più bello fare l'alzatrice per scelta, invece che l'alzatrice per ripiego.
Le mie compagne forse un po' mi compatiscono. Loro vogliono tutte fare le schiacciatrici.
Dall'inizio dell'anno non sono mai entrata in partita, se si esclude la volta che la prima alzatrice aveva la varicella e la seconda non riusciva a tenere più la pipì. Ho giocato il tempo di una pipì, e il campionato è quasi finito. 



Nella mia scuola ci sono poche ragazze che giocano a pallavolo, quindi appena hanno saputo che io gioco mi hanno messa nella squadra della scuola.
Nella squadra della scuola giocano anche due ragazze che sembrano gemelle, coda di cavallo bionda, si chiamano tutte e due Elisa. Loro giocano nella prima squadra della città e sono veramente brave, una è mano, l'altra centrale. Sotto rete sono un muro impenetrabile, così alte, magre, sincronizzate. Sulla loro squadra girano voci. Dicono che l'allenatore è molto severo, che fa fare loro allenamenti durissimi, ai limiti della tortura, come quelli di Mimì Ayuhara, e che le ragazze fanno i pesi con le macchine per rinforzare le gambe, anche se hanno solo 13 anni. Saltano tutte in altissimo. Non ridono mai, non parlano mai, non esultano nemmeno.
Le altre della squadra non sono brave, come me d'altra parte, ma vogliono fare tutte le schiacciatrici. Si sono stupiti tutti molto, quando mi hanno chiesto cosa volevo fare e io ho detto: l'alzatrice. Così sono l'unica alzatrice della squadra.
Le gemelle sono così brave che riescono a schiacciare anche le mie alzate. Sui 4 metri. Che fenomeni. Con me si divertono, ogni tanto ridono anche.

Quando il prof. di ginnastica ha saputo che gioco nella seconda squadra della città, mi ha chiesto se potevo organizzare un'amichevole di allenamento. So già che l'allenatore della prima squadra ha detto di no, lui le cose le fa serie o non le fa. Io mi vergognavo molto a chiedere all'allenatore, ma non volevo deludere il prof., non avrei saputo cosa dirgli. Allora l'ho chiesto, sperando che anche lui dicesse di no e mi evitasse la figuraccia. Invece ha detto di sì.

Quindi domani pomeriggio invece dell'allenamento settimanale a scuola, nel cortile di cemento, andiamo a giocare nella palestra grande della mia squadra, la seconda della città. Io non ho mai detto a nessuno, a scuola, di essere brava. Loro sapevano che io giocavo in quella squadra lì e l'hanno pensato loro che magari ero brava anche io, ma io non l'ho mai detto. Adesso però forse si accorgeranno che sono una schiappa e che in quella squadra lì, in realtà, io non ci ho mai "veramente" giocato. Così stanotte non riesco a dormire, penso alla figuraccia che farò domani. E sarò così preoccupata di fare una figuraccia che giocherò così male che tutte le mie compagne, della scuola e della squadra, rideranno tutte di me.



15-10, 15-12, 10-15, 15-13.
3 a 1.

Abbiamo perso. Ma è stato bellissimo.

Io giocavo nella squadra della scuola e ho cercato di dimenticarmi che di là c'erano tutte le ragazze che sapevano che sono una schiappa. Le gemelle mi guardavano e mi dicevano con gli occhi la palla che si aspettavano da me. Riuscivo a capire dai loro movimenti di preparazione dove mi dovevo mettere. Si fidavano di me.


Ad un certo punto ho sbagliato una ricezione, la palla dopo l'ho alzata malissimo. Il prof. ha sbuffato e mi ha fatto scendere. L'allenatore allora si è alzato ed è venuto alla nostra panchina. "Se la devi tenere qui a raffreddarsi, allora la prendo io!" e mi ha porto la maglietta di riserva, quella che teniamo sempre in palestra per quando qualcuna se la dimentica. Io ho messo la maglietta e sono andata a giocare in squadra, solo 5 minuti, ma sono stati 5 minuti da Babe, quando Johhny la viene a prendere per mano e dice che nessuno la può lasciare in un angolo.

Adesso gioco un po' in tutte le partite, a volte 10 minuti, a volte un po' di più. Chissà forse l'anno prossimo divento la seconda alzatrice.



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