Senza voce.



Io sono donna di parola.
Nel senso che mantengo sempre le mie promesse, ho un senso dell'onore molto sviluppato.
Ma anche nel senso che per me le parole sono vita (mica solo per me eh - in principio era il verbo - presente?).

- completamente afona, da 3 giorni - 

Che non vuol dire senza parole, perché grazie agli dei (ufficio di competenza: Mercurio), io lavoro con la parola scritta.

"Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una tastiera" libera cit.
Però ho sperimentato un bell'inferno. Che comunque sono logorroica e mi sembrava di essere in uno di quei sogni in cui cerchi di correre e non riesci, ma soprattutto cerchi di urlare e dalla tua bocca non esce suono, solo bolle di sapone.


La mia cara amica Elisa dice che il mio corpo mi sta dicendo di cosa ho bisogno: stare zitta. 
Ho l'impressione che il mio corpo sia talmente generoso da dirmi di cosa hanno bisogno gli altri: che io stia zitta.
Quindi lo prendo come un esercizio zen.
Nella parola scritta lavoro molto di cesello. Dico tanto, tutto, troppo. Poi torno indietro e limo, accorcio, sintetizzo, uso parole dense che portino in dote concetti e immagini, tolgo le parafrasi, i giri di parole, le parole abusate, trite, vuote.
Quando parlo invece butto tutto fuori: spesso la parola arriva prima del pensiero, quasi sempre penso ad alta voce. Scrivere mi serve da imbuto. Le parole passano un setaccio e anche i pensieri si sbrogliano e si infilano nella giusta sequenza.
Ora sono costretta a selezionare a monte anche le parole da emettere. Esce solo alito, quasi bolle di sapone, come nel sogno. 
Che sia un alito caldo allora. 

... Ho le mentine in borsa, non temete.

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