A carnevale ogni scherzo vale.


Alice è guarita dalla varicella. Così non è più vestita da Pimpa e ci siamo trovati ad andare a una festa di carnevale all'improvviso, senza avere costume.
Le mamme brave, quelle normodotate manualmente, le avrebbero cucito un vestito in quattroequattrotto. Io che sono sottodotata non ci ho pensato nemmeno un secondo.
Visto che con la varicella è di nuovo dimagrita, e che pesa 15 chili da esattamente 2 anni e mezzo -  praticamente si è trasformata da uno gnocco a una tagliatella - le ho messo un vestito da - boh? - principessa che abbiamo in casa da circa due anni, preso da h&m che non era nemmeno carnevale. A quello abbiamo aggiunto il cerchietto col velo, la corona, le ali da fata e la bacchetta magica. Alè. Le ho chiesto se voleva anche le corna da renna ma ha detto di no. Peccato.

Mamma, ma io, esattamente, da cosa sono vestita?


Amore mio, ma da Fata Svulàza.

Digressione. Non so quanto comprensibile dai non romagnoli. "Fata" in romagnolo sta per "fatta" ed è una parola che sostituisce l'espressione "guarda che razza di". Mmm.
A casa nostra quindi ci siamo inventati - io e il mio compagno -  quest'esercito magico: abbiamo la Fata Lurdéra (sporcizia), la Fata Cacaréra (idem), la Fata Smarunéda (annoiata), la Fata Invornìda (incantata, nel senso di un po' tonta) ecc.
Cose tipo:
- mo mo mo mo. Fata Lurdéra in 'ste salot!
- Eh?
- Che disordine e sporcizia in questo salotto!
- Io non sono stata!
- Certo tesoro, è stata la Fata Lurdéra.

La Fata Svulàza è quella specie di cantastorie che c'è su Yoyo, mi pare che si chiami Ariele.
Un po' parente delle altre, mi pare.
Direi che assomiglia, no?





Quando siamo andati alla festa, manco a dirlo, era pieno di principesse. Alcune con vestiti bordati di pelliccia, con vestiti rosa, gialli, rosa, verdi, rosa, azzurri, rosa e rosa. Alice non era vestita esattamente da principessa, ma capisco che nella confusione non è che si capisse esattamente la differenza. Anche perché le ali e la bacchetta le aveva lasciate in macchina, quindi...
Ma noi sapevamo la differenza, e la cosa mi faceva sentire meglio. Non che ci sia niente di male, io sono cresciuta a Barbie e principesse disney e non mi pare di essere esattamente Paris Hilton.

C'erano costumi bellissimi, oltre a principesse e supereroi: un picciolotto picciolissimo vestito da Blues Brother, coccinelle e api, un Darth Vader che combatteva con uno Zorro pieno di jabot. E una meravigliosa Peppa Pig.



C'è stata una sfilata a cui io non l'ho nemmeno iscritta (e per fortuna lei non l'ha chiesto) e una premiazione finale.

Chi ha vinto?

Una principessa rosa, con scarpe rosa e capelli rosa. Alice mi ha guardato confusa e mi ha detto: Mamma, ma cosa c'è di più noioso di essere una principessa rosa?


Questo è uno dei libri in rotazione sul nostro comodino come lettura serale. Mi sembra che ci siamo.
[ne parlerò presto].

E Dalia? Ve lo state chiedendo vero?
Dalia ha ereditato il costume da Pimpa. Una bolla ambulante. Non c'è tregua per lei quest'anno. Ho perso il conto di otiti con perforazioni, bronchiti, influenze varie. E la bocca mani piedi (baby one, two, three). Quando ho scelto il suo nome ero così contenta, ah che bello, un nome di fiore. Adesso ho paura che mi prenda anche qualche malattia delle piante.

Il problema è che qualsiasi malattia prende le si ripercuote sul sonno e sull'intestino. Con il risultato che a me pare di stare a letto con Bud Spencer: tutta la notte botte da orbi e scoregge che potrei registrare e vendere ai Vanzina.
Certe notti c'è un tale odore di zolfo in camera che mi aspetto di cominciare a vaticinare come l'oracolo di Delfi.
No ma va bene eh. Pensa che fortuna, così ti togli il pensiero. Meglio che l'abbiano così da piccole. Meglio che l'abbiano in inverno. Meglio che l'abbiano praticamente in contemporanea. Meglio.
Bene, fatevi avanti allora. Portate i vostri figli a giocare con le mie, su su.
Sono generosa vero? Lo so.
Com'è che non fate la fila?


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